U.E.P.E. TRAPANI

Affidamento in prova al servizio sociale

Affidamento in prova al servizio sociale (ART. 47)

È considerata la misura alternativa alla detenzione per eccellenza, in quanto si svolge totalmente nel territorio, mirando ad evitare al massimo i danni derivanti dal contatto con l’ambiente penitenziario e dalla condizione di privazione della libertà.

L’applicazione dell’affidamento da un lato fa venir meno ogni rapporto del condannato con l’istituzione carceraria e dall’altro comporta l’instaurarsi di una relazione di tipo collaborativo con l’ufficio di esecuzione penale esterna

L’introduzione dell’affidamento in prova al servizio sociale nell’ordinamento penitenziario italiano testimonia l’adesione a una linea di pensiero largamente applicata negli altri Stati occidentali, fondata sull’opportunità di articolare il sistema di difesa sociale con il ricorso a misure penali differenziate, in misura proporzionale alle esigenze di controllo delle manifestazioni delinquenziali e a quelle di trattamento dei loro autori.

È regolamentata dall’art. 47 dell’Ordinamento penitenziario, così come modificato dall’art. 2 della l. n. 165 del 27 maggio 1998 e consiste nell’affidamento al servizio sociale del condannato fuori dall’istituto di pena per un periodo uguale a quello della pena da scontare.

Affidamento in prova al servizio sociale è previsto anche:

dall’art.94 l. 309/1990 per quanto concerne i tossicodipendenti e alcooldipendenti
dall’articolo 47-quater per i soggetti affetti da Aids o grave deficienza immunitaria.
Vi è poi una figura di affidamento in prova al servizio sociale per il condannato militare.
E’ considerata misura alternativa alla detenzione anche l’espulsione dello straniero prevista dall’art.16 del d.lgs. 286/1998 – Testo Unico sull’immigrazione.